La mostra esamina alcuni aspetti del grandioso fenomeno della ripresa dei modelli classici nell’arte italiana medievale, partendo dall’epicentro della cultura federiciana di
Castel del Monte.
E’ qui che si forma
Nicola Pisano, e la mostra intende seguire qualcuna delle tappe del ritorno all’antico di Nicola e di coloro che crebbero al suo fianco, come
Arnolfo di Cambio e
Giovanni Pisano.
Benché la rinascita duecentesca dell’antico non sia la prima nel medioevo, per la varietà d’ispirazione e il diverso modo di sentire, non solo da parte dei più grandi esponenti del gotico italiano, ma anche degli anonimi artisti che ruotavano intorno alla figura di
Federico II, essa è fra le più intense.
La prima parte della rassegna è dedicata all’arte che prende forma con
Federico II, con qualche testimonianza normanna. Si tratta per lo più di sculture, con nuove ipotesi di attribuzione, di codici e di cammei.
E’ stato possibile mettere a confronto diretto opere federiciane con i modelli classici, la maggior parte provenienti dalla regione Puglia, dai quali traggono ispirazione.
I confronti si evidenziano anche nel caso di
Arnolfo di Cambio, perché alla figura della “
Donna con l’anfora” della
Galleria Nazionale di Perugia verrà affiancato un rilievo romano rappresentante una “
Ninfa” vista da tergo, proveniente dai
Musei Vaticani, che se non costituisce il diretto precedente della figura arnolfiana, quanto meno è una testimonianza molto eloquente della sua derivazione dall’antico.
Laddove non è stato possibile visualizzare certi parallelismi spostando materialmente le opere originali, si è fatto ricorso a calchi o a immagini fotografiche.
L’esposizione si chiude con una delle formelle di
Andrea Pisano del campanile di
Santa Maria del Fiore, raffigurante emblematicamente uno scultore,
Fidia, intento a modellare una scultura classica, gentilmente concessa in prestito dal
Museo dell’Opera del Duomo di Firenze, e con la superba
Madonna col Bambino di
Andrea Pisano, concessa dal
Museo dell’Opera del Duomo di Orvieto.
La mostra, realizzata in collaborazione con i
Musei Vaticani, verrà dedicata a
Federico Zeri nel decimo anniversario della morte, come omaggio al grande e indimenticabile maestro che fu per quattro volte ospite del
Meeting di Rimini.
I contenuti stessi della mostra corrispondono pienamente alla sfaccettata complessità degli interessi di
Zeri, che spaziavano dall’antichità classica, all’arte del Duecento e oltre.